Coldiretti fa i conti con gli effetti di un mese di guerra sui costi della spesa e sulle imprese di settore.
Un cocktail micidiale quello analizzato dal presidente Fernando Fiori, il quale guarda alle conseguenze più evidenti del caro petrolio e dell’impennata del grano, saliti rispettivamente di 25 e del 53%.
Il primo fattore, il caro benzina, tende a lasciare in garage i mezzi pesanti, indispensabili per il trasporto delle merci nei supermercati. E questo, sommato all’ansia e allo scarso altruismo di tanti consumatori, finisce per svuotare gli scaffali.
Sul fronte dei rincari, la maglia nera spetta all’olio di semi di girasole, importato dall’Ucraina e balzato di quasi 20 punti percentuali.
Segue la verdura fresca a +17%, la pasta a +12, così come il burro. Seguono, con aumenti tra il 6 e il 9%, farina, frutta, pesce fresco e carne di pollo.
Micidiale la somma di questi numeri con il caro energia, che ha ridotto all’osso i margini di guadagno di agricoltori e allevatori, costringedoli, in molti casi, a lavorare in perdita.
Per ogni euro speso dalla clientela per acquistare cibo, quel che resta in tasca ai produttori oscilla tra i 6 e i 15 centesimi.